La lunga lettera di dimissioni che la senatrice
Franca Rame ha consegnato due giorni fa nelle mani del presidente Marini merita di essere letta. Le sue parole ci offrono una fotografia limpida e libera del sistema Italia.
Eccone alcuni passi:
Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che queste istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato.
A volte mi capita di pensare che una vena di follia serpeggi in quest’ambiente ovattato e impregnato di potere, di scontri e trame di dominio.
L'agenda dei leader politici è dettata dalla sete spasmodica di visibilità, conquistata gareggiando in polemiche esasperate e strumentali, risse furibonde, sia in Parlamento che in televisione e su i media. E spesso lo spettacolo a cui si assiste non “onora” gli “Onorevoli”.
In Aula, quotidianamente, in entrambi gli schieramenti (meno a sinistra per via dei numeri risicati), vedi seggi vuoti con il duplicato della tessera da Senatore inserita nell’apposita fessura, con l’intestatario non presente: così risulti sul posto, anche se non voti e non ti vengono trattenuti 258 euro e 35 centesimi per la tua assenza, dando inoltre la possibilità ai “pianisti” di votare anche per te, falsando i risultati.
Questo comportamento in un Paese civile, dove le leggi vengono applicate e rispettate, si chiama “truffa”.
L'era del computer non ha ancora toccato i vertici dello Stato! Si va lenti… “lenti” in tutti i sensi. Nel nostro Parlamento l'idea del tempo è quella che probabilmente hanno gli immortali: si ragiona in termini di ere geologiche, non certo sulla base della durata della vita umana e degli impellenti bisogni della gente.
Propongo la lettura integrale della lettera dove si può trovare anche un resoconto dell'attività svolta durante la sua permanenza a palazzo Madama. La si può leggere
nel blog della Rame oppure in
questo pdf.